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Perchè.

Non so se è tempo di spiegazioni, ma mi sento di darle. Perchè ho scelto questo nome per il blog? Perchè proprio il Nodo di Gordio?

Come sempre, non c’è una sola verità. La scelta in realtà è stata casuale: il periodo in cui ho aperto il blog è lo stesso in cui al cinema usciva Watchmen, e leggendo una recensione mi sono ricordato dell’aneddoto di Alessandro Magno e del famoso nodo, citato anche nella graphic novel.

Per chi non lo sapesse, questo nodo era una sfida intellettuale che Alessandro Magno si era trovato ad affrontare: una profezia diceva che chi avesse sciolto il nodo che legava il carro di Gordio al palazzo del re avrebbe regnato sull’Asia. Chiaramente il “buon” Alessandro non poteva non farsi attrarre dall’idea: giunto di fronte alla difficoltà che molti prima di lui avevano provato a risolvere, non si fa intimorire dal nodo, e con un colpo di spada lo taglia, liberando effettivamente il carro. Un genio o un rozzo? Frutto della riflessione o dell’istinto? Non lo sapremo mai, ma mi piace pensare che sia un po’ tutte e due.

Da questo aneddoto deriva l’espressione “nodo gordiano”, per indicare qualcosa di complicatissimo ma che si può facilmente risolvere con soluzioni “alessandrine”.

Dato che, come si sarà anche dedotto, mi piace la filosofia, la riflessione, ma allo stesso tempo ho una forte tensione al cambiamento della realtà, il termine nodo di gordio mi sembrava effettivamente il più adatto.

Era necessario scrivere un post del genere? Probabilmente no. Ma non tutta la realtà è necessaria, però esiste.

Super 8

Oggi mi è capitata una cosa strana. Ero a casa di alcuni prozii, e cercavo di mettere a posto il decoder digitale terrestre, visti tutti i disagi occorsi, e di far sì che potessero vedere anche VHS.

Così, per provare se i collegamenti funzionavano, inseriamo una videocassetta: sono filmini fatti in casa, video di famiglia di 30 anni fa. Senza suoni o musica. Erano immagini tratte da vecchi Super 8 riversati su VHS, e avevano qualcosa che li rendeva simili alle proiezioni dei Lumière. Continua a leggere

Non è difficile accostare la vita ad un cammino: lo fanno le religioni, lo fanno i filosofi, e lo facciamo un po’ tutti nel nostro piccolo. A questo punto, però, mi piacerebbe fare un piccolo “zoom”.

Come ho già detto precedentemente, traggo molto spesso spunto dalle piccole cose che mi succedono nella vita per poi rifletterci su. E di nuovo, puntuale come un orologio, e casuale come una pura coincidenza, ho avuto una sorta di illuminazione. Mercoledì 14 ottobre. Continua a leggere

sfs

È bastato stare via pochi giorni dall’Italia perchè si scatenasse il finimondo: gente accoltellata, attacchi alla Chiesa da parte di chi si è sempre proclamato suo sostenitore (se non suo servo fedele) e imbarazzanti incontri internazionali. E chissà quant’altro ci sfugge. Eppure sembra non sia successo nulla, ed è una sensazione che ormai dura da mesi e mesi. Come è possibile?

Io una mia teoria, come prevedibile, ce l’ho.

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Dopo aver analizzato un aspetto più strettamente relativo alla singola persona, ora vorrei concentrarmi su tendenze generalizzate e, per certi versi, quantificabili. La seconda legge dell’Umanità del XXI Secolo riguarda infatti la necessità umana di riconoscersi in qualcuno o qualcosa, il bisogno di fare riferimento ad un qualche tipo di modello di vita.

L’Uomo attraversa vari stadi di riconoscimento collettivo in almeno tre modelli concreti o astratti, ma con caratteristiche estremamente diverse tra loro. Sebbene i modelli non si escludano l’un l’altro, è raro che siano tutti e tre contemplati contemporaneamente. La facilità di riconoscersi in uno di essi è inversamente proporzionale alla loro effettiva credibilità.

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Ecco un primo sondaggio dai fini puramente di intrattenimento: è un sondaggio sull’intolleranza, ma lo faccio come esorcismo, diciamo. Vi chiedo di scegliere, perchè io non saprei farlo, quali siano i peggiori passeggeri sui pullman. Se ne vedono di tutti i colori, dai giovani agli anziani, dai tamarri agli squatter, italiani o stranieri che siano: il succo è che spesso e volentieri le persone sul pullman rivelano i loro lati peggiori. Per cui vi chiedo, prendendo il sondaggio con un po’ di ironia e non come una vera forma di intolleranza, quali sono i peggiori passeggeri sui bus? A voi la parola.

Una mente soggettistica (come mi piace pensare sia la mia) spesso comincia a vaneggiare, soprattutto durante i viaggi lunghi, mentre guardo le altre persone che viaggiano con me su pullman e tram. È successo anche ieri. Ogni tanto questa testa elabora storie tratte dalla vita vera, dalle mie esperienze, o dalle cose che in parte sono entrate a farne parte, volente o nolente.

Tra queste, la tragedia accaduta due anni fa. Ero sul pullman, non so quale sia stato l’elemento scatenante, ma ad un certo punto ho ricominciato a pensare a quei giorni. A quella sera terribile.

Maggio 2007: doveva essere una sera come tante. Anzi, era prevista l’Assemblea di Zona della GiOC di Mirafiori (un momento importante per tutti i militanti del territorio), e infatti io, Claudia e Marco stavamo andando al Redentore proprio per quel motivo. Io ero pronto come sempre a polemizzare su qualcosa, forse senza prestare tanto attenzione al cosa; ma anche a scherzare con chi mi andava.

Arrivati sul luogo dell’incontro, non ho capito subito la gravità della situazione, e mentre mi preparavo qualche battuta, osservavo con ingenuità la distanza che le persone avevano preso le une con le altre: non c’erano i soliti chiacchiericci, ma erano tutti divisi in coppie, o piccoli gruppetti. Qualcuno, mi è stato possibile notarlo, piangeva. Continua a leggere

Un portachiavi tra i tanti

Con il passare del tempo, filosofeggiando, mi sono reso conto di come certe cose sono legate da regole quasi ferree. E un po’ come i filosofi di un tempo, che presumevano di poter racchiudere la Verità in poche parole, anche io ultimamente mi sto cimentando in questo esercizio di umanità.

Essendo di formazione scientifico-ingegneristica, non posso che enunciare una legge quasi matematica, che però riguarda un concetto tutt’altro che afferrabile con strumenti di questo tipo. Continua a leggere

Chiamiamolo lavoro

Scena de Dopo la laurea specialistica, chi si aspetta di trovare immediatamente lavoro avrà spesso brutte sorprese. Lo è stato anche per me…

Durante la ricerca di uno stage o qualcosa del genere, però, mi sono imbattuto in blogo.it, un network nazionale di blog, di cui fanno parte tvblog e cineblog, tanto per citarne due.

Mi sono quindi proposto come collaboratore….et voilà, sono diventato un blogger retribuito anch’io. Per dovere di cronaca scrivo su blogvoip. Se vi interessano le tematiche relative a telefonate via internet e cose del genere, dateci un’occhiata!

Foto | fraxnet

Come vi ho detto precedentemente, questo blog vuole essere un po’ un ponte di collegamento tra un diario e uno spazio informativo, ludico, sociale e sperimentale.

Per questo motivo, come primo post vero, mi piaceva cominciare con un percorso che è finito, ma che fa sempre parte di me: quello da responsabile di gruppo.

Non ho tempo di scrivere un poema, per cui rimando al mio ultimo racconto di una bellissima esperienza.

Vi voglio bene, ragazzi!

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