London… – IV parte

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Nel tempo che ci rimaneva prima dell’appuntamento a Piccadilly con Anna, previsto per le 8e30, abbiamo deciso di visitare la TATE Modern, il famoso museo di arte moderna di Londra. Una volta arrivati nelle vicinanze di St. Paul Cathedral, basta attraversare il Tamigi sul relativamente pericolante e scivoloso Millennium Bridge, cercando di schivare i bambini che si lanciano, e gli adepti di Scientology, e sei arrivato. Il museo è proprio accanto al The Globe, cioè il teatro in cui Shakespeare aveva le sue prime…E’ una struttura moderna, appunto, ricavata dagli ex edifici della società elettrica di Londra. In questo periodo, poi, all’ingresso sono stati installati 5 scivoli, uno per piano, molto simili a quelli che che si trovano negli aquapark. Dal primo piano scendiamo quindi via scivolo al piano terra, e ci aggiudichiamo i biglietti (gratis) per lo scivolo del terzo piano, dalle 17e30 in poi. Fino a quel momento, giriamo un po’ l’esposizione. Sarò gretto e ignorante, forse, ma non riesco proprio ad apprezzare l’arte moderna. A parte Mondrian, ma neanche tanto, e alcune opere a carattere sociopolitico, e uno strano video musicale, il resto non mi ha entusiasmato proprio per niente…Lo scivolo invece è divertentissimo, in particolare sentire quello di Nino…Ah ahah! Anche il mio "Madriiinnaaaa" ha comunque fatto furore.

Entrati con la fame di cultura, usciamo con la sete, quella vera. Decidiamo così di trovare un qualsiasi posto per bere qualcosa ed eventualmente fare uno spuntino (alle 18 e rotti!). Ci fermiamo ad un grazioso pub a ridosso di un ponte, e ci accomodiamo nella sala di sopra, con vista sul Tamigi e sul ponte. Nell’unico tavolo disponibile in grado di ospitarci, c’era seduto un curioso signore, anzianotto, che guardava fisso fuori dalla finestra di fronte a lui, e teneva tra le mani uno strano aggeggio. Ogni tanto, apparentemente senza motivo, premeva qualche pulsante su di esso, e annotava qualcosa su di un foglio. Dopo alcuni minuti imbarazzanti, Nino decide di togliersi la curiosità e gli chiede direttamente cosa stava facendo…in pratica quel tipo era un funzionario della società dei trasporti che contava le persone in bicicletta che attraversano giornalmente il ponte. Di gente come lui ce n’è vicino a ogni ponte di Londra, e serve a valutare l’efficacia della politica presa in tema di mobilità sostenibile in città. L’aggeggio con cui pacioccava altro non era che un contatore. E vabbè, tempo di cianciare con ‘sto tipo, che arrivano le ordinazioni, niente di particolare per la maggior parte di noi, ma MVC e Francesca fanno una scelta di campo: Double Giant Chocolate Cake! Ah, il solo nome mi rievoca il suo sapore…yummm, squisita, cioccolatosa, buonissima…e io ne ho assaggiata solo un cucchiaio!

Usciti con ancora il sapore inimitabile della DGCC in bocca, e forse galvanizzati da esso, costeggiamo il Tamigi attraverso un viale alberato completamente illuminato da tantissime luci blu, piccole ed evanescenti: sembrava di essere in un bosco elfico. Attraversandolo, giocando a "Chi ha paura dello sparviero?" per circa 2 secondi netti, prosegue il nostro book fotografico, seguendo con passione lo svolgersi della sfida tra la mano di Marco e l’imbattibile autoscatto di Lucia. La strada ci porta poi sotto il London Eye, che, per chi non lo sapesse, è la ruota panoramica più alta del mondo. Da lì al Big Ben il passo è breve. Sono le 19e30, e Ben ci saluta con il suo mezzo motivetto, dopo averci quasi lasciato andare senza neanche un cenno.

Oltrepassiamo il Parlamento ("non dimenticate mai il 5 novembre!"), e appena possibile ripigliamo un pullman per raggiungere Piccadilly, con un minimo di anticipo.

Arrivati lì, abbiamo aspettato Anna, e nell’attesa abbiamo assistito al carillon dell’insegna di un negozio di orologi svizzeri, e siamo passati da Trocadero, un centro commerciale. Qui mi sono intrattenuto ballando con uno scatenato Babbo Natale, sulle note di "Dare" dei Gorillaz. Su YouTube, il mio video sta impazzando, e sta superando quello dello Steiner!

Ma alla fine arrivano Anna e Maria Laura. E la prima cosa che salta all’occhio è che sono vestite uguali. Ma proprio uguali! Stessa identica giacca, stesso colore dei capelli, stessi stivali, stessi pantaloni…L’unico indumento diverso era la sciarpa…Dopo l’allegra rimpatriata con Anna-Bellatrix e la presentazione con la sua degna compare, dobbiamo decidere dove mangiare. Su spinta mia e di Marco Loc, la scelta cade sul porchissimo KFC-Kentucky Fried Chicken. Come si può intuire dal nome, la specialità di questa catena è pollo fritto. Ci ingolfiamo come porci. Non mi aspettavo diversamente, del resto. Nel frattempo Anna ci spiega finalmente che lavoro fa. Scopriamo quindi che lavora per MTv Nordic, e gestisce la spedizione e il controllo delle cassette con programmi e pubblicità da inviare nei paese scandinavi. Poi lei e la sua amica ci spiegano che il più grande pericolo per la società inglese sono i ragazzini. Devo dire che non sono state molto chiare, ma erano visibilmente convinte di ciò che dicevano. Noi invece raccontiamo le cose di Torino, del Poli, di Ingegneria del Cinema, ecc…..vabbeh…In qualsiasi caso, la cosa che più mi ha colpito è stato il carattere di Maria Laura, che mi aspettavo diverso. Invece lei è molto carina e simpatica!

Poi via, usciamo,  e cerchiamo un locale per andare a bere qualcosa insieme. Un po’ il fatto che non riuscissimo a trovare posto da nessuna parte, un po’ che le due gemelle malvagie dovevano andare a lavorare il mattino dopo, alzandosi relativamente presto, le salutiamo, con tanta tristezza nel cuore…

Dopodichè però entriamo nel pub che avevamo dietro quando le abbiamo lasciate, e troviamo finalmente posto. Dopo una bevuta, ci cacciano praticamente fuori urlando, verso le 23 e qlc, perchè i pub chiudono tutti molto presto a Londra. Non volendo concludere la serata in quel modo, ci dirigiamo al locale più vicino. Fortunatamente ci scontano l’ingresso, e riusciamo a risparmiare sulla consumazione prendendone una sola ma grande. La stanchezza inizia comunque a prenderci soprattutto me. Dopo un po’ ce ne andiamo e con il solito maledetto 10 torniamo all’Albert. Salite le scale, ci aspettiamo di trovare l’altro italiano, magari di essere cazziati per il casino. Niente di tutto ciò, ma avevamo un’altra sorpresa. Qualcuno era entrato nella nostra stanza. La porta era apertacontinua

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