Elogio della nuova generazione (di don Mario Operti)

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Non so bene perchè, ma oggi avevo voglia di scrivere qualcosa sul blog. Non volevo scrivere di politica però, nonostante la situazione italiana attuale offra moltissimi spunti di analisi e di elaborazione. Volevo parlare del primo maggio, inizialmente. Della preparazione, della manifestazione, della festa in piazza, della notte di guardia, dei segni su internet del nostro passaggio (pochi ma ce ne sono, su Flickr e su Youtube). Alla fine però ho optato per postare una cosa non mia, ma che quando l’ho letta la prima volta qualche mese fa, mi aveva coinvolto molto. E’ l’elogio della nuova generazione di don Mario Operti, ex assistente GiOC, ex responsabile della Pastorale del Lavoro, morto a 50 anni. Aveva molta fiducia nei giovani e nella loro forza di cambiamento e di rinnovamento. Anche se la situazione attuale in Italia fa di tutto per smentire le sue convinzioni, io ci credo. Io credo che abbia ragione. Ne ho le prove. Non si può generalizzare, certo, ma conosco molti giovani che hanno il futuro dentro. E devono cambiare questo sporco mondo, possono e devono. Dobbiamo.

1. […] E’ un’esperienza comune – ed è forse un po’ banale ricordarla – quella di denigrare le nuove
generazioni, pensando che abbiano perso i valori che hanno caratterizzato la precedente, in un
processo di continuo e inarrestabile degrado, iniziato in un non ben definito tempo ideale nel quale
la giovinezza era l’età d’oro dei buoni sentimenti, del lavoro conquistato con fatica, dei valori
condivisi e testimoniati con coraggio, della fede vissuta con coerenza e decisione. Ma tutti sappiamo che questa è una finzione, e al di là delle interpretazioni degli esperti, sta un fatto innegabile e in parte inquietante: i giovani sono il domani della nostra vita, sono il futuro che noi sogniamo e al quale non prenderemo più parte, sono la riprova delle nostre debolezze e delle nostre incapacità educative e al contempo sono la novità dell’uomo, irriducibile ai nostri schemi e alle varie teorie pedagogiche e sociologiche.

2. Altri, peccando di imperdonabile giovanilismo, si dilettano a correre dietro alle mode delle nuove
generazioni, scimiottando i loro modi di fare, di vestire e di parlare, nell’illusione di accorciare le
distanze e magari di ritardare al massimo il treno della vita. Capita a tutti di incontrare adulti,
dall’età non proprio decifrabile, con i capelli legati a coda di cavallo, l’orecchino al lobo o al naso e
magari i pantaloni strappati ad arte, che si dimenano come se gli anni non fossero passati anche per
loro, suscitando, nei più, sentimenti di commiserazione e di pietà.

3. Preferisco essere tra quanti dichiarano apertamente di far fatica a capire i giovani d’oggi, di non riuscire ad entrare nei loro discorsi e nei loro interessi, di sentirsi tagliati fuori dal loro modo di pensare alla vita e al futuro, di non avere grandi cose da dire loro senza rischiare la predica o la retorica. Confesso di non sentirmi all’altezza delle strategie educative, né delle risposte da dare loro, tanto meno delle proposte alternative che bisognerebbe essere in grado di fornire loro. Una cosa però mi sento di fare ed è sincera, perché mi pare dica la bellezza e la responsabilità del nostro tempo, mi sento, infatti, di scrivere l’elogio della nuova generazione.

4. Sembra strano parlare di elogio, quando dappertutto si sentono soltanto tuonare i profeti di
disgrazie e di apocalissi senza tregua, quando i cultori delle scienze del futuro dipingono scenari
sempre più cupi e foschi per l’umanità intera, quando gli educatori sono sempre più preoccupati di
quanto sta avvenendo nell’universo giovanile, povero di valori e di ideali, appiattito sul presente e
soffocato dalle cose.
Ebbene sì, guardando ai giovani di oggi, come curioso spettatore di scene che non sempre capisce, ma che gli interessano, mi pare proprio di poter fare l’elogio di questa nuova generazione, di quanto sta vivendo e di quanto spera di realizzare.

5. Non voglio essere dissacratore dei principi dell’educazione, né tanto meno irridere il delicato
compito di quanti hanno a cuore la formazione dei giovani di oggi. Chi ha simpatia verso i giovani,
ha la speranza nel cuore e quindi è sempre ammirevole l’impegno di coloro che si rapportano a loro
con il desiderio di farsi compagni di viaggio, di capirli, di essere un punto di riferimento e di
coraggio. […]

6. Elogio della nuova generazione, dunque; ma non perché i giovani di oggi abbiano guadagnato dei
meriti particolari o, rispetto a quelli che li hanno preceduti, abbiano fatto qualcosa di speciale, ma
perché si trovano a vivere una stagione e un’esperienza che, più di quelle di prima, sono ricche di opportunità e di nuove prospettive.
La libertà, prima di tutto. La nuova generazione è più libera di prima. Libera dalle ideologie e dagli
schemi culturali precostituiti, insofferente a tutte le classificazioni concettuali possibili, libera dai
pregiudizi moralistici e religiosi, indifferente alle grandi campagne idealistiche inconcludenti e
ingannatrici… e con tanta voglia di divertirsi, di essere se stessi e basta.
Si dirà che è un elogio blasfemo all’egoismo. Lungi da me questa tentazione o questo intento. No!
E’ semplicemente l’elogio alla libertà che hanno conquistato in barba a tutte le dichiarazioni
teoriche e rivoluzionarie delle generazioni precedenti, che hanno confessato e creduto una libertà
che non è approdata a niente, che talora ha lasciato sul campo dei morti e dei relitti. Quella di oggi è
semplicemente la libertà dalle ideologie di ogni tipo, dai moralismi di destra e di sinistra, dalle
retoriche di palazzo e di barricata, dai discorsi femministi ed ecologisti. E’
la libertà di chi pretende
di essere sé stesso, magari meno bello e con meno aureole di santità e di martirio, ma certamente più vero e autentico.

Elogio alla loro libertà da tutto quanto rende le persone meno vere, anche in nome di false teorie
farisaiche sulla legge e sulla buona condotta e sul retto comportamento.
Liberi da… è un grande progetto, una grande realizzazione!
Un interrogativo, una nostalgia, però, mi tormenta e la voglio esprimere come contributo da parte di
chi, forse ha perseguito la stessa libertà battendo altre strade che si sono rivelate meno vere.
La
libertà per essere piena, per realizzarsi va spesa per qualcosa, è una moneta che se non si spende per qualcuno o per qualcosa deperisce e si svaluta subito e soprattutto non appaga.
Elogio alla vostra libertà, a patto che la spendiate presto e bene!

7. Elogio di questa generazione anche per i suoi sentimenti e i suoi affetti. Finalmente non si ha più
paura ad esprimere quello che si sente e il desiderio non è più visto come debolezza e incapacità.
Sono tornati ad essere uomini e donne che piangono, ridono, sono felici e tristi senza vergognarsi.
Quando tutto era politica e società, oppure quando ad ogni piccolo malessere psicologico si correva
dallo psicanalista, si era cessato di essere uomini e donne del nostro tempo, protesi verso
un’immagine di sé e di società irrealizzabili e inesistenti.
Ora quello che conta è l’amicizia e l’amore; la famiglia e gli amici sono diventati le realtà che
contano e non c’è più posto per vuote astrazioni e per affetti impossibili. Ora i sentimenti sono in
carne ed ossa, hanno un volto preciso e contano più del pane.
Elogio dei sentimenti e degli affetti, elogio del cuore e dell’amicizia.
Certo i sentimenti sono una risorsa enorme per l’uomo, sono una ricchezza inesplorata, dicono la
nostra tensione ad andare al di là, oltre di noi, esprimono la tensione all’infinito, al totalmente altro,
alla proiezione di noi oltre noi stessi, sono una forza che va al di là della ragione e del calcolo,
perché sanno colmare il vuoto della vita e degli interessi materiali.
Elogio, dunque, dei sentimenti riscoperti da questa generazione: hanno in mano la possibilità di
percorrere strade inedite e inesplorate se troveranno chi sa indicare loro il senso pieno dell’affetto e
dell’amore nell’uscire da sé, nel farsi dono, nella gratuità.

8. Elogio anche per le loro incertezze e le loro indecisioni. E chi non sarebbe così di fronte alle
prospettive che incombono e alle difficoltà che si affacciano all’orizzonte! Forse una generazione
più rigida e dalle idee più chiare sarebbe capace di vivere meglio e di reagire con più
determinazione alle situazioni? No di certo. E allora ben vengano le loro indecisioni, le loro
insicurezze, le decisioni procrastinate nel tempo, le identità deboli, le appartenenze relative…
Provate voi a vivere, quando tutti dicono che nella vita cambierete lavoro almeno sette volte,
quando vi accorgete che le generazioni che vi hanno preceduto non sono costanti e fedeli nelle
decisioni e negli affetti, quando vi accorgete che i vostri padri dalle grandi convinzioni hanno fatto
più danni che realizzazioni… Elogio alle loro insicurezze, segno di una generazione che non
compera a scatola chiusa, che vuole capire, vuole vedere, vuole provare; generazione che va adagio
e cerca di semplificare al massimo la vita complicata che gli sta di fronte.
Elogio, quindi, alla loro flessibilità, augurando loro di trovare qualcuno che li aiuti a socializzare le incertezze, a costruire fraternità, a solidarizzare nei problemi, perché non è rifugiandosi nella tana che si riesce a solcare il mondo, ma accettando le proprie debolezze e i propri limiti e quelli degli altri si può sperare di andare oltre e superarli.

9. Elogio della nuova generazione anche perché sono più generosi e genuini dei giovani di un
tempo. Fanno le cose senza tanto chiasso, credono nell’aiuto fraterno, immediato, senza inventare
partiti, fanno del volontariato nella vita quotidiana e sognano nei fatti una società diversa. Hanno
bisogno di sentirsi utili e non per questo scrivono proclami rivoluzionari; dedicano parte del loro
tempo libero a qualche causa o a qualcuno che ne ha bisogno e non per questo si sentono i salvatori
della patria. Sì, mi sento di elogiarli perché più di altri conoscono la gratuità della vita e la loro
destra, il più delle volte, non sa che cosa ha fatto la sinistra. Magari alla fine risultano un po’
incoerenti e forse talora contraddittori, ma certamente sinceri nella loro volontà di bene.
Elogio al loro volontariato spicciolo, al loro avere a cuore le sorti di chi ancora oggi incappa nei
briganti, elogio del loro impegno senza proclami, soprattutto se scopriranno che può diventare il senso vero e ultimo della loro vita.

10. Elogio di questa generazione perché è trasgressiva, perché vive nei fatti la voglia di non seguire
alla lettera quanto ha ricevuto, perché è insofferente di quanto è predisposto e non discusso, di
quello che viene detto per mestiere e non per convinzione, delle buone maniere e della buona
educazione, della morale scritta e predicata, ma non vissuta.
Elogio della trasgressione, perché è segno di novità che pulsa nella loro vita, desiderio di autenticità e di cose nuove, aspirazione ad essere veri e credibili, nauseati di tutto quanto è ripetuto in modo stanco e senza prospettive.
Elogio della trasgressione perché è voglia di novità e di verità, di profezia e di autenticità.
Elogio della trasgressione perché questa è il luogo dove possono incontrare Colui che nella
trasgressione ci ha rivelato il Volto nuovo di un Dio che non guarda l’esterno delle persone e che
preferisce chi, pur avendo molto trasgredito, ha molto amato!

11. Forse queste “banali” riflessioni risulteranno alla fine quasi un elogio alla pazzia e al senso,
incuranti delle fatiche degli educatori e di quanti hanno a cuore le sorti dell’umanità e delle nuove
generazioni, di coloro che giustamente si preoccupano del domani della vita. E può darsi che sia
proprio così.
Ma, credetemi, non è possibile alcuna educazione, alcun progetto vero di incontro con le nuove
generazioni, alcun impegno di formazione, senza essere capaci di cogliere il nuovo che c’è
all’orizzonte, la novità che sorge nella vita, le opportunità e le risorse nuove che stanno emergendo,
al di là delle nostre analisi e delle nostre riflessioni. Sì, è indispensabile l’elogio.
Ogni maestro che si mette al servizio dei giovani del suo tempo, non può che cominciare con un
elogio.

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