Il secondo teorema dell’Umanità del XXI Secolo

Personale, Punti di vista

Dopo aver analizzato un aspetto più strettamente relativo alla singola persona, ora vorrei concentrarmi su tendenze generalizzate e, per certi versi, quantificabili. La seconda legge dell’Umanità del XXI Secolo riguarda infatti la necessità umana di riconoscersi in qualcuno o qualcosa, il bisogno di fare riferimento ad un qualche tipo di modello di vita.

L’Uomo attraversa vari stadi di riconoscimento collettivo in almeno tre modelli concreti o astratti, ma con caratteristiche estremamente diverse tra loro. Sebbene i modelli non si escludano l’un l’altro, è raro che siano tutti e tre contemplati contemporaneamente. La facilità di riconoscersi in uno di essi è inversamente proporzionale alla loro effettiva credibilità.

A differenza del teorema precedente, questa legge presenta varie caratteristiche da spiegare. E non mi è così facile farlo senza scadere nel qualunquismo o in una visione superficiale. Anche in questo caso, però, credo sia necessario modellizzare e razionalizzare per poter comprendere una visione generale. Ad ogni modo, potrei soprannominare questa legge “del triangolo-no“, e con non poca supponenza, credo di poter dire che abbia qualcosa in comune con il pensiero di Kierkegaard (che probabilmente si starà rivoltando nella tomba).

Nel corso dei secoli, con fasi oscillanti e di transizione, si è affermata la tendenza delle persone che compongono le società a riconoscersi in persone, istituzioni o concetti, e agendo nelle loro vite proprio in conseguenza di questo modello a cui aderiscono. Per fare alcuni esempi, una persona può subire il fascino di forti personalità, indipendentemente dai valori che portano con sè, oppure avere una fiducia profonda nelle istituzioni politiche che lo governano, o infine, a sentire una forte pulsione verso il trascendente, concedendo molto spazio della sua vita alla religione.

Sono tre visioni del mondo complementari, ma che spesso e volentieri cozzano tra loro in modo inevitabile. L’affidarsi al personalismo non offre facilmente sbocchi per la creazione di una società più equa o più coerente. D’altro canto, credere ed agire attraverso le istituzioni risulta ben più difficile: richiede un maggior sforzo di fiducia che non affidarsi ad una qualche altra persona. La scelta spiritualistica, poi, sotto questo aspetto, è impensabile per una mente esclusivamente razionale o egoista.

L’adeguamento al modello di riferimento ha effetti sui singoli, e di conseguenza, sui gruppi di persone e sulle civiltà nel loro complesso.

Tutto ciò che ho scritto finora è stato scritto prima della data di pubblicazione. Prima, tutto aveva un suo senso, ma ora l’ho perso di vista, la stanchezza gioca brutti scherzi! Voi come continuereste il mio delirio?

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