Sa(n)remo famosi?

Personale, Punti di vista


Nonostante ci siano cose molto più importanti di cui parlare, gravi e gravissime, voglio dedicare un post all’italianissimo Festival di Sanremo 2010. Non voglio spendere troppe parole, ma io trovo un forte legame tra “la scomparsa dell’informazione” e l’evoluzione di queste serate di festival.

Qual è la chiave di lettura? Forse il pubblico, o meglio, il pubblico tele-votante. Il pubblico che ha vanificato il voto dell’orchestra (presumibilmente più competente) e che ha prima salvato dal meritato oblio, poi portato alla vetta della classifica le canzoni di Pupo/Emanuele Filiberto/tenore annesso e di Valerio Scanu, poi vincitore del Festival stesso.

Senza nulla togliere alla bravura di Scanu o di Mengoni, vedere in finale due ragazzi usciti dai talent show, insieme con un trio di pagliacci nazionalisti, fa pensare: ma Sanremo non è il festival della canzone? Non delle lacrime, non degli appelli, non dello spettacolo. Questi possono e devono esserci, in quanto strumenti che aiutano l’artista a esprimersi al meglio, ma non sono tutto. Eppure a giudicare dagli ultimi finalisti parrebbe proprio che il pubblico a casa premi la spettacolarizzazione a scapito della qualità interpretativa, testuale e compositiva dei brani. Così vengono escluse la voce di Malika Ayane, l’ironia di Cristicchi, l’allegria di Arisa, la classe di Irene Fornaciari e di Noemi, eccetera.

Un pubblico disattento, incapace di discernere tra meglio e peggio oggettivamente, pensando al massimo al proprio gusto personale. Un pubblico che esercita il suo diritto (?) di voto in questo modo. Poi magari alle politiche non muove il culo da casa. Vivaddio allora che non esiste il tele-voto anche per le elezioni. Almeno questo pubblico dovrà alzare il sedere dalla poltrona da teledipendente prima di poter fare la scelta sbagliata.

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6 pensieri su “Sa(n)remo famosi?

  1. La macchina Defilippicostanziana funziona alla grande.
    Eppure, c’è da dire, fatti salvi due o tre (Noemi e la Ayane, e se proprio ci vogliamo includere la scontatezza di Cristicchi, ben venga), che anche volendo (più che alzare il sedere) aprire le orecchie, ci sarebbe stato ben poco da votare – tentando di essere il più oggettiva possibile.
    Tant’è che la riflessione che questo festival ha risvegliato in me è stata, ancora una volta, solo ed esclusivamente politico-sociale. E’ che l’aspetto musicale, a Sanremo, proprio fatico a vedercelo.

  2. @aliante:
    Grazie del commento! Purtroppo è quasi un assioma.

    @ssschiele:
    Il nome del tuo blog non lascia spazio alle interpretazioni. Caustica! 😉
    Al di là del fatto che qualunque cosa provochi riflessioni politiche e sociali, per quanto mi riguarda, è sempre ben accetta, non mi sento di condividere tutto ciò che dici. Per quanto sia il primo a non stimare il Festival, non credo si possa essere così distruttivi. In fondo qualche canzone c’è. Forse non sentiremo mai il nostro genere preferito, e forse non ne uscirà mai un artista perfetto per tutti. Ma fa parte del gioco. Che le polemiche spesso (e assolutamente volentieri) passino sopra all’aspetto musicale, è assodato. Per questo, sei giustificata a non vederlo. Ma penso ci sia. Cristicchi scontato (e paraculo, aggiungo io)? Forse, eppure denuncia proprio quel che ho appena detto, e sono certo che in pochi lo leggeranno per quello che è, nonostante la semplicità del messaggio. D’altro canto, anche le canzonette non sono per forza un male. Sono diverse, magari non sono destinate a sopravvivere o a fare la storia della musica. Ma forse un pochino di dignità dobbiamo concedergliela, no? In fondo, qui nel nostro amore l’Italia, ce n’è già poca nella società e nella politica…Grazie del commento, comunque!

  3. Be’, chi ha mai detto che le canzonette debbono esser sempre un male? Se penso ad alcune produzione dei Beatles non potrei che definirle tali, ma non mi azzarderei mai a connotarle di una sfumatura dispregiativa (e vado matta per i Tre Allegri Ragazzi Morti, che non si spingon più in là di tre banali accordi, sia chiaro).
    Certo è che, in ogni modo, il paragone non sussiste neanche in questo caso. Non sono una di quelle radical-chic, con la puzza sotto il naso, nannimoretti dipendente. Direi di no. E questo mi permette di non cambiare canale quando alla radio passano Noemi, ma, anzi, di alzare il volume.

    Ma in fondo, capisco il ragionamento che fai e lo condivido. Dignità potrei concedergliene laddove se la meritassero. E “far l’amore sotto i laghi” mi sembra assai meno degno di quanto voglia sembrare, con un’insistenza musicale quasi maniacale. Qualche anno fa De Gregori ballava “sotto l’angolo retto di una stella” con un “sesso di ramo duro in cuore”. Eppure, non so perché, mi prendeva assai più senso.

  4. La “meravigliosa e memorabile” canzone vincitrice fa “in tutti i laghi”, non “sotto i laghi” :)…Ma bada, non sto elogiando i vincitori, nè molti degli sconfitti…stiamo sempre parlando di Sanremo! E lungi da me difendere personaggi usciti da Amici, che trovo essere uno dei mali più pericolosi.
    Ma non penso si possa fare di tutta l’erba un fascio, per questo non condivido il tuo pessimismo cosmico sul festival…anche se poco, anche se quasi sotto silenzio, credo che un po’ di musica ci sia a Sanremo…ecco, magari non tra i vincitori! 😀

  5. In fondo stiamo dicendo la stessa cosa.
    Eppure, continuo a dire, non è un merito del festival. Il fatto che a Sanremo debba esserci “un po’ di musica” mi sembra il minimo, essendo per definizione il “festival della canzone italiana”.
    Il punto è che non riesco a riconoscerlo come tale, perciò mi stupisco del fatto che, ogni tanto, riesca a trovare qualcosa di interessante (l’anno scorso gli Afterhours, quest’anno Noemi – e non sullo stesso piano, intendiamoci).
    In ogni modo, interessante riflessione 🙂

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