Vista precaria, a tempo determinato

Epifanie, My Life, Personale, Salute e Benessere
Prima di cominciare, sento di dover fare una breve premessa: anticipo che chiunque leggerà questo post alla ricerca di informazioni sulla retinite, non troverà dati scientifici nè aggiornamenti confortanti, anzi. Ma forse, leggendo fino in fondo, potrebbe cominciare a guardare la cosa da un’altra prospettiva, e capire che non tutto il male vien per nuocere. close your eyes
Chi mi conosce sa che tra i tanti difetti che ho, sono caustico e spesso pessimista (ma preferisco definirmi un ottimista alternativo). Ad un certo punto della mia vita mi sono convinto che questo mio pessimismo cosmico fosse dovuto al mio modo di vedere il mondo. Letteralmente. Perchè io non vedo come la maggior parte delle persone.
Quando ero piccolo – probabilmente avevo appena concluso le scuole elementari – andai in vacanza con la mia famiglia in Liguria, a San Lorenzo al Mare. E fu proprio la notte di San Lorenzo che mi accorsi di quello che mi stava accadendo. 

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Libero e dipendente

My Life, Personale, serie tv

Sono io. Per tanti motivi.

Libero professionista, ma che lavora praticamente come un dipendente. Popolo delle partita IVA ci chiama qualcuno; a me da qualche anno a questa parte le diciture “Popolo di qualcosa” mi stanno un po’ sulle balle, quindi non userò questa terminologia. Fatto sta che effettivamente non sono il primo e non sono l’unico, e sempre di più si diffonde questa flessibilità alternativa. Vedremo in cosa si risolverà.

Ma il paradosso che di cui volevo parlare è un altro.

L’eterno ritorno

Amici, Hobby, Notizie e politica, Personale, Storie di vita

Wow…e io che pensavo di aver abbandonato il mio vecchio blog per sempre! Invece no.

Mi arriva una mail da Windows Live Space che spiega la loro integrazione con WordPress, e la possibilità di importare i contenuti in esso. Detto fatto.

Ora Il Nodo di Gordio è una cosa sola con Double Chocolate Thinking!

Pussa Via

Personale, torino, Uncategorized

Accantonato il desiderio di fare un dettagliato resoconto delle bellissime vacanze in Spagna di questa estate, ma con il desiderio di tornare finalmente a scrivere, mi ritrovo a fare anche un po’ di servizio pubblico.

Il motivo è presto detto: voglio denunciare un caso di apparente degrado urbano. Apparente però è la parola sbagliata, perchè a vederla, Via Vespucci è una bella via con dei bei palazzi, poco traffico e tutto sommato piuttosto pulita. Vi invito a cliccare sul link e a guardarla con Google StreetView: non è il centro di Torino, ma di certo non fa pensare ad un posto maleodorante! E si trova comunque nel prestigioso quartiere della Crocetta!

Eppure è uno dei luoghi più puzzolenti che abbia mai conosciuto! L’odore di urina che aleggia ogni volta che ci passo (cioè praticamente ogni giorno) è fortissimo ed estenuante! Sembra di stare in una latrina!

Tutto cambia, niente cambia

Personale

È da molto che non scrivo. Probabilmente ne potevano fare a meno in molti, forse pure io.

Ad ogni modo, ci sono stati giorni in cui avrei voluto scrivere molto, ma il tempo era tiranno, e il fisico non reggeva. Menchemeno il cervello, che poi è quello che alla fine dei conti fa andare il fisico.

È un periodo di cosciente narcolessia: mi addormento in macchina mentre parlo con gli amici, mentre guardo le serie tv, mentre leggo.

Vorrei scrivere di più, condividere qualcosa in più, per quanto non gliene freghi niente a nessuno.

Ma è un periodo “un po’ così”.

L’unica riflessione che mi sento di condividere, che ognuno può interpretare a proprio modo, è proprio quella del titolo: tutto cambia, e niente cambia. Più vado avanti e più me ne rendo conto, ma non è sempre un male.

Come dico sempre, dipende dalle persone.

Bene e male, bene o male, siamo noi.

Sa(n)remo famosi?

Personale, Punti di vista


Nonostante ci siano cose molto più importanti di cui parlare, gravi e gravissime, voglio dedicare un post all’italianissimo Festival di Sanremo 2010. Non voglio spendere troppe parole, ma io trovo un forte legame tra “la scomparsa dell’informazione” e l’evoluzione di queste serate di festival.

Qual è la chiave di lettura? Forse il pubblico, o meglio, il pubblico tele-votante. Il pubblico che ha vanificato il voto dell’orchestra (presumibilmente più competente) e che ha prima salvato dal meritato oblio, poi portato alla vetta della classifica le canzoni di Pupo/Emanuele Filiberto/tenore annesso e di Valerio Scanu, poi vincitore del Festival stesso.

Senza nulla togliere alla bravura di Scanu o di Mengoni, vedere in finale due ragazzi usciti dai talent show, insieme con un trio di pagliacci nazionalisti, fa pensare: ma Sanremo non è il festival della canzone? Non delle lacrime, non degli appelli, non dello spettacolo. Questi possono e devono esserci, in quanto strumenti che aiutano l’artista a esprimersi al meglio, ma non sono tutto. Eppure a giudicare dagli ultimi finalisti parrebbe proprio che il pubblico a casa premi la spettacolarizzazione a scapito della qualità interpretativa, testuale e compositiva dei brani. Così vengono escluse la voce di Malika Ayane, l’ironia di Cristicchi, l’allegria di Arisa, la classe di Irene Fornaciari e di Noemi, eccetera.

Un pubblico disattento, incapace di discernere tra meglio e peggio oggettivamente, pensando al massimo al proprio gusto personale. Un pubblico che esercita il suo diritto (?) di voto in questo modo. Poi magari alle politiche non muove il culo da casa. Vivaddio allora che non esiste il tele-voto anche per le elezioni. Almeno questo pubblico dovrà alzare il sedere dalla poltrona da teledipendente prima di poter fare la scelta sbagliata.

Tangenziale dei ricordi

Epifanie, Personale, Storie di vita, torino

Corso Unione Sovietica, TorinoL’occasione di viaggiare con la mente mi è stata data dal pranzo di due settimane fa circa a casa di N. che ci ha invitato a casa sua per salutarci prima della sua partenza per l’Inghilterra…un pranzo luculliano iniziato alle due del pomeriggio e proseguito fino a poco prima delle 18!

E forse anche per questo motivo, nel viaggio di ritorno, ho iniziato un trip nel mio passato da bambino pendolare. G. ci accompagnava da Torino a Candiolo e viceversa: e durante la strada mi sono tornate in mente alcune immagini, alcune esperienze.

Perduto

Punti di vista, serie tv, spoiler
L'ultima cena di Lost

La mia passione per le serie tv americane è nota per chi mi conosce; non necessariamente è lo stesso per chi legge questo blog. A questo scopo mi “impegno” a recensire ogni tanto alcune delle mie serie preferite.
Colgo l’occasione, dunque, per parlare di Lost, prima che finisca. Già, perchè dopo tanti anni, siamo arrivati all’attesissima sesta ed ultima stagione.

Lost, recentemente proclamata da Tvblog la migliore serie tv degli anni duemila, è iniziata nel 2004, fuoriuscendo dalla mente di J. J. Abrams e da quelle di Damon Lindelof e di Jeffrey Lieber.

La trama potrebbe sembrare piuttosto semplice ed inflazionata: un gruppo di sopravvissuti ad un disastro aereo, sconosciuti tra loro, si ritrova su di un’isola tropicale, senza possibilità di comunicare con l’esterno. Ma alcuni eventi che si verificano fanno intuire che quest’isola nasconda molti segreti, e che loro stessi siano in realtà più di quello che colpisce l’occhio. Se prosegui la lettura, sappi che dopo il salto ci sono alcuni spoiler!

A novanta

Personale, Storie di vita

Il titolo dice già molto. Ma necessita di una spiegazione per non essere troppo equivocato…
E’ da oltre un mese ormai che soffro di mal di schiena più o meno forti, al punto di rimanere bloccato e dolorante.
A causa di questo spiacevole e doloroso imprevisto mi sono recato al pronto soccorso prima, e dal fisioterapista poi. Risultato? Una protrusione discale: niente di gravissimo, per carità, ma dopo un mese e mezzo di pertosse stare bene non mi avrebbe fatto tanto schifo!
Il fisioterapista che mi ha seguito mi ha quindi consigliato, dopo qualche seduta, di partecipare come volontario ad un corso di fisioterapisti all’ospedale San Camillo di Torino. Credo che il corso avesse a che fare con questa associazione o con questa, che poi, se ho capito bene, è la versione italiana. Non sapevo quasi nulla, se non dove e quando presentarmi.

Arrivato lì, ho scoperto il tutto. In pratica avrei fatto da “cavia” a fisioterapisti professionisti che stavano sperimentando un metodo particolare di diagnosi, lavorando a coppie con un paziente volontario come me, e seguiti da un professore. Abituato dal mio fisioterapista a denudare solo il petto, lì invece mi sono visto costretto a spogliarmi quasi completamente, rimanendo in boxer al freddo al gelo, sotto gli sguardi di tutti, che a dire il vero avevano comunque ben altro da fare che badare a me.