Sa(n)remo famosi?

Personale, Punti di vista


Nonostante ci siano cose molto più importanti di cui parlare, gravi e gravissime, voglio dedicare un post all’italianissimo Festival di Sanremo 2010. Non voglio spendere troppe parole, ma io trovo un forte legame tra “la scomparsa dell’informazione” e l’evoluzione di queste serate di festival.

Qual è la chiave di lettura? Forse il pubblico, o meglio, il pubblico tele-votante. Il pubblico che ha vanificato il voto dell’orchestra (presumibilmente più competente) e che ha prima salvato dal meritato oblio, poi portato alla vetta della classifica le canzoni di Pupo/Emanuele Filiberto/tenore annesso e di Valerio Scanu, poi vincitore del Festival stesso.

Senza nulla togliere alla bravura di Scanu o di Mengoni, vedere in finale due ragazzi usciti dai talent show, insieme con un trio di pagliacci nazionalisti, fa pensare: ma Sanremo non è il festival della canzone? Non delle lacrime, non degli appelli, non dello spettacolo. Questi possono e devono esserci, in quanto strumenti che aiutano l’artista a esprimersi al meglio, ma non sono tutto. Eppure a giudicare dagli ultimi finalisti parrebbe proprio che il pubblico a casa premi la spettacolarizzazione a scapito della qualità interpretativa, testuale e compositiva dei brani. Così vengono escluse la voce di Malika Ayane, l’ironia di Cristicchi, l’allegria di Arisa, la classe di Irene Fornaciari e di Noemi, eccetera.

Un pubblico disattento, incapace di discernere tra meglio e peggio oggettivamente, pensando al massimo al proprio gusto personale. Un pubblico che esercita il suo diritto (?) di voto in questo modo. Poi magari alle politiche non muove il culo da casa. Vivaddio allora che non esiste il tele-voto anche per le elezioni. Almeno questo pubblico dovrà alzare il sedere dalla poltrona da teledipendente prima di poter fare la scelta sbagliata.

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Perduto

Punti di vista, serie tv, spoiler
L'ultima cena di Lost

La mia passione per le serie tv americane è nota per chi mi conosce; non necessariamente è lo stesso per chi legge questo blog. A questo scopo mi “impegno” a recensire ogni tanto alcune delle mie serie preferite.
Colgo l’occasione, dunque, per parlare di Lost, prima che finisca. Già, perchè dopo tanti anni, siamo arrivati all’attesissima sesta ed ultima stagione.

Lost, recentemente proclamata da Tvblog la migliore serie tv degli anni duemila, è iniziata nel 2004, fuoriuscendo dalla mente di J. J. Abrams e da quelle di Damon Lindelof e di Jeffrey Lieber.

La trama potrebbe sembrare piuttosto semplice ed inflazionata: un gruppo di sopravvissuti ad un disastro aereo, sconosciuti tra loro, si ritrova su di un’isola tropicale, senza possibilità di comunicare con l’esterno. Ma alcuni eventi che si verificano fanno intuire che quest’isola nasconda molti segreti, e che loro stessi siano in realtà più di quello che colpisce l’occhio. Se prosegui la lettura, sappi che dopo il salto ci sono alcuni spoiler!

La metafora del pedone

Epifanie, Personale, Punti di vista

Non è difficile accostare la vita ad un cammino: lo fanno le religioni, lo fanno i filosofi, e lo facciamo un po’ tutti nel nostro piccolo. A questo punto, però, mi piacerebbe fare un piccolo “zoom”.

Come ho già detto precedentemente, traggo molto spesso spunto dalle piccole cose che mi succedono nella vita per poi rifletterci su. E di nuovo, puntuale come un orologio, e casuale come una pura coincidenza, ho avuto una sorta di illuminazione. Mercoledì 14 ottobre.

L’ingiustizia della (e nella) tolleranza

Punti di vista
sfs

È bastato stare via pochi giorni dall’Italia perchè si scatenasse il finimondo: gente accoltellata, attacchi alla Chiesa da parte di chi si è sempre proclamato suo sostenitore (se non suo servo fedele) e imbarazzanti incontri internazionali. E chissà quant’altro ci sfugge. Eppure sembra non sia successo nulla, ed è una sensazione che ormai dura da mesi e mesi. Come è possibile?

Io una mia teoria, come prevedibile, ce l’ho.

Il secondo teorema dell’Umanità del XXI Secolo

Personale, Punti di vista

Dopo aver analizzato un aspetto più strettamente relativo alla singola persona, ora vorrei concentrarmi su tendenze generalizzate e, per certi versi, quantificabili. La seconda legge dell’Umanità del XXI Secolo riguarda infatti la necessità umana di riconoscersi in qualcuno o qualcosa, il bisogno di fare riferimento ad un qualche tipo di modello di vita.

L’Uomo attraversa vari stadi di riconoscimento collettivo in almeno tre modelli concreti o astratti, ma con caratteristiche estremamente diverse tra loro. Sebbene i modelli non si escludano l’un l’altro, è raro che siano tutti e tre contemplati contemporaneamente. La facilità di riconoscersi in uno di essi è inversamente proporzionale alla loro effettiva credibilità.

Scegliere tra i peggiori – 1

Interazione, Punti di vista

Ecco un primo sondaggio dai fini puramente di intrattenimento: è un sondaggio sull’intolleranza, ma lo faccio come esorcismo, diciamo. Vi chiedo di scegliere, perchè io non saprei farlo, quali siano i peggiori passeggeri sui pullman. Se ne vedono di tutti i colori, dai giovani agli anziani, dai tamarri agli squatter, italiani o stranieri che siano: il succo è che spesso e volentieri le persone sul pullman rivelano i loro lati peggiori. Per cui vi chiedo, prendendo il sondaggio con un po’ di ironia e non come una vera forma di intolleranza, quali sono i peggiori passeggeri sui bus? A voi la parola.

Il primo teorema dell’Umanità del XXI Secolo

Personale, Punti di vista

Un portachiavi tra i tanti

Con il passare del tempo, filosofeggiando, mi sono reso conto di come certe cose sono legate da regole quasi ferree. E un po’ come i filosofi di un tempo, che presumevano di poter racchiudere la Verità in poche parole, anche io ultimamente mi sto cimentando in questo esercizio di umanità.

Essendo di formazione scientifico-ingegneristica, non posso che enunciare una legge quasi matematica, che però riguarda un concetto tutt’altro che afferrabile con strumenti di questo tipo.