Rompere il silenzio

Amici, Notizie e politica, Personale, torino

Già, è quello che sto per fare ora. In un attimo di pausa tra sonno e lavoro.
Dopo chissà quanto tempo di inattività sul blog, ho deciso di dedicare un po’ del mio tempo a scrivere un post utile.

Utile perchè voglio aiutare me stesso, i miei amici, la mia famiglia, la mia città con un consiglio.
Lo so che in periodo elettorale è facile conoscere qualcuno che si candida per qualche ruolo istituzionale, ma sono anche consapevole di proporre due persone che più di altri meritano di essere elette.

Il primo è Michele Mastrogiacomo:  è un ragazzo dell’87, giovane e da sempre appassionato, come me, di politica. Da molti anni si occupa di giovani e lavoro con la GiOC e da alcuni è iscritto al PD. Dopo il liceo scientifico ha studiato qualche anno al Politecnico, ma ora sta seguendo un corso di formazione professionale per diventare un programmatore. Si candida alla Circoscrizione 2 di Torino, proprio nel momento in cui stanno togliendo i gettoni di presenza, e già solo questo dovrebbe far pensare al fatto che non si tratta di una candidatura di opportunità.

Sa(n)remo famosi?

Personale, Punti di vista


Nonostante ci siano cose molto più importanti di cui parlare, gravi e gravissime, voglio dedicare un post all’italianissimo Festival di Sanremo 2010. Non voglio spendere troppe parole, ma io trovo un forte legame tra “la scomparsa dell’informazione” e l’evoluzione di queste serate di festival.

Qual è la chiave di lettura? Forse il pubblico, o meglio, il pubblico tele-votante. Il pubblico che ha vanificato il voto dell’orchestra (presumibilmente più competente) e che ha prima salvato dal meritato oblio, poi portato alla vetta della classifica le canzoni di Pupo/Emanuele Filiberto/tenore annesso e di Valerio Scanu, poi vincitore del Festival stesso.

Senza nulla togliere alla bravura di Scanu o di Mengoni, vedere in finale due ragazzi usciti dai talent show, insieme con un trio di pagliacci nazionalisti, fa pensare: ma Sanremo non è il festival della canzone? Non delle lacrime, non degli appelli, non dello spettacolo. Questi possono e devono esserci, in quanto strumenti che aiutano l’artista a esprimersi al meglio, ma non sono tutto. Eppure a giudicare dagli ultimi finalisti parrebbe proprio che il pubblico a casa premi la spettacolarizzazione a scapito della qualità interpretativa, testuale e compositiva dei brani. Così vengono escluse la voce di Malika Ayane, l’ironia di Cristicchi, l’allegria di Arisa, la classe di Irene Fornaciari e di Noemi, eccetera.

Un pubblico disattento, incapace di discernere tra meglio e peggio oggettivamente, pensando al massimo al proprio gusto personale. Un pubblico che esercita il suo diritto (?) di voto in questo modo. Poi magari alle politiche non muove il culo da casa. Vivaddio allora che non esiste il tele-voto anche per le elezioni. Almeno questo pubblico dovrà alzare il sedere dalla poltrona da teledipendente prima di poter fare la scelta sbagliata.

La metafora del pedone

Epifanie, Personale, Punti di vista

Non è difficile accostare la vita ad un cammino: lo fanno le religioni, lo fanno i filosofi, e lo facciamo un po’ tutti nel nostro piccolo. A questo punto, però, mi piacerebbe fare un piccolo “zoom”.

Come ho già detto precedentemente, traggo molto spesso spunto dalle piccole cose che mi succedono nella vita per poi rifletterci su. E di nuovo, puntuale come un orologio, e casuale come una pura coincidenza, ho avuto una sorta di illuminazione. Mercoledì 14 ottobre.

L’ingiustizia della (e nella) tolleranza

Punti di vista
sfs

È bastato stare via pochi giorni dall’Italia perchè si scatenasse il finimondo: gente accoltellata, attacchi alla Chiesa da parte di chi si è sempre proclamato suo sostenitore (se non suo servo fedele) e imbarazzanti incontri internazionali. E chissà quant’altro ci sfugge. Eppure sembra non sia successo nulla, ed è una sensazione che ormai dura da mesi e mesi. Come è possibile?

Io una mia teoria, come prevedibile, ce l’ho.

Il secondo teorema dell’Umanità del XXI Secolo

Personale, Punti di vista

Dopo aver analizzato un aspetto più strettamente relativo alla singola persona, ora vorrei concentrarmi su tendenze generalizzate e, per certi versi, quantificabili. La seconda legge dell’Umanità del XXI Secolo riguarda infatti la necessità umana di riconoscersi in qualcuno o qualcosa, il bisogno di fare riferimento ad un qualche tipo di modello di vita.

L’Uomo attraversa vari stadi di riconoscimento collettivo in almeno tre modelli concreti o astratti, ma con caratteristiche estremamente diverse tra loro. Sebbene i modelli non si escludano l’un l’altro, è raro che siano tutti e tre contemplati contemporaneamente. La facilità di riconoscersi in uno di essi è inversamente proporzionale alla loro effettiva credibilità.

Il primo teorema dell’Umanità del XXI Secolo

Personale, Punti di vista

Un portachiavi tra i tanti

Con il passare del tempo, filosofeggiando, mi sono reso conto di come certe cose sono legate da regole quasi ferree. E un po’ come i filosofi di un tempo, che presumevano di poter racchiudere la Verità in poche parole, anche io ultimamente mi sto cimentando in questo esercizio di umanità.

Essendo di formazione scientifico-ingegneristica, non posso che enunciare una legge quasi matematica, che però riguarda un concetto tutt’altro che afferrabile con strumenti di questo tipo.